Scheda editoriale
Numero pagine: 84
Formato chiuso: 10,5 x 18 cm
Finitura: brossura cucita con alette

Prezzo:
Codice ISBN: 978-88-96162-231-6
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Gioia di Giocasta

Chiara Poltronieri

Una leonessa, dal bellissimo viso di donna e dalle ali color arcobaleno, scende nel giardino della reggia di Tebe per bere alla fontana. Dalla sua bocca esce un canto melodioso mai udito prima che incanta la regina. Inizia così l’amicizia segreta tra Giocasta e la Sfinge. Il mostro cerca di capire dalla donna l’unica cosa che la sua sapienza ignora: cos’è attendere un figlio, partorirlo, vederlo nato, diventare due. La regina, invece, cerca conforto negli indizi che la Sfinge può fornirle sul figlio che sta per tornare perché vive nel terrore di non riconoscerlo. Giocasta aspetta Edipo da quando le è stato strappato alla nascita e ha consumato la sua lunga attesa tessendo. Nel gineceo della reggia, Giocasta ha cercato di capire le vicende atroci che la attorniano, ricostruendole al telaio e rendendone visibili, con i fili colorati, i dettagli. Giocasta si misura, si identifica con Semele, madre di Dioniso, che non ha fatto in tempo a vederlo nato e per questo resta ad occhi aperti anche nell’Oltretomba, con Antiope alla quale vengono strappati i figli gemelli appena nati per esporli, come Edipo, sul monte Citerone, con Niobe che perde in un solo momento tutti i frutti della sua lunga maternità, con Autonoe dal figlio sbranato dai suoi cani, con Ino suicida. Nei suoi sogni Giocasta è tormentata soprattutto dalla sorte di Agave, assassina  del figlio Penteo, scambiato per un cucciolo di leone. Continua Giocasta a interrogare i racconti perché i racconti sono vivi e perché sa di essere avvolta nella rete invisibile di madri e figli accecati, straziati, annientati.
È consapevole fin dall’inizio che il suo destino è dionisiaco, ma la tessitura, meditazione delle mani e del cuore, non le svela il senso delle vicende che la circondano, non dirada il mistero.
Così Giocasta, baccante di domande, orecchio aperto ad ogni grido e al silenzio di Dioniso, si prepara a bere la sua gioia e a scorrere.


Perché Giocasta?
La perfezione dell’inchiesta di Edipo su se stesso e la drammatica coincidenza di innocenza e colpa, hanno fatto del figlio di Laio, da Sofocle in avanti, l’incontrastato protagonista della tragedia tebana. L’interpretazione freudiana del mito o meglio la sua utilizzazione, con la pervasiva diffusione di cui ha goduto nel nostro orizzonte culturale, hanno cristallizzato il conflitto di Edipo. Nel cono d’ombra resta Giocasta. La tragedia di Giocasta, separata dal figlio appena nato, non interessa e non viene raccontata, come non viene raccontata la sua gioia, se non per cenni, squarci rari e preziosi come quello di Euripide nelle Fenicie: la vecchia Giocasta, vestita a lutto, avanza trascinando il passo incerto, ma, riabbracciando il figlio Polinice, ha improvvisamente voglia di mettersi a danzare e di recuperare la sua antica gioia.
È possibile ascoltare la gioia di Giocasta?
Mentre Laio ed Edipo si allontanano da Tebe, fin da bambini, e vi ritornano da uomini in un andirivieni che ci riporta all’enigma del camminare proposto dalla Sfinge, mentre anche Eteocle e Polinice vanno e vengono da Tebe fino alla guerra che li distrugge entrambi, dentro la città dalle sette porte, edificata dalla musica, nel cuore della reggia, sta la regina.
Così, leggendo i versi di Bonnefoy, che pure non la riguardano, l’ho nitidamente riconosciuta: Giocasta sorgente, Edipo fogliame al vento, Giocasta profondità, Edipo raggio di sole che spunta, Edipo morte che arriva, Giocasta saggezza di vivere.
Una storia diversa, quella che Giocasta racconta, dove saggezza e follia di vivere possono coincidere.

C.P.
 

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