Scheda editoriale
Numero pagine: 96
Formato chiuso: 15x21 cm
Finitura: brossura

Prezzo: 9,00 euro
Codice ISBN: 978-88-96162-958
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Il Governo dei Cln nel sud-ovest veronese

(aprile-dicembre 1945)

Andrea Tumicelli

Nella provincia a sud-ovest di Verona operarono le brigate partigiane “Anita”
e “Italia”, confluite sul finire del conflitto nella Divisione “Lorenzo
Fava”. Il territorio, totalmente pianeggiante e con molte strutture militari
strategiche per i nazifascisti, era assolutamente proibitivo per le intenzioni
dei “ribelli”. Non a caso furono formazioni quantitativamente esigue e con
una scarsa intraprendenza sotto il profilo della guerriglia. Politicamente,
i patrioti trovarono la convergenza su di un programma “minimo”, basato
sul solo obbiettivo della fine della guerra e non presero invece accordi
su piattaforme economicamente e socialmente più “avanzate”. Si trattò di
un’unità fondata sulla moderazione, con l’unico proposito di ritornare al
“silenzio delle armi” quale preludio a una più duratura pace sociale, magari
con l’auspicio di qualche sviluppo riformista, ma senza rischiare la rottura
della tranquillità nel nome di nuovi ideali politici massimalisti. I “ribelli”
poi non erano schierati nettamente a favore di un partito piuttosto che
di un altro, ma, collaborarono con tutte le forze d’opposizione attive sul
territorio, dai comunisti legati ai diversi Comitati di liberazione nazionale
provinciale (Clnp) ai cattolici intransigenti della Missione militare Rye.
Se il fronte resistenziale ottenne la vittoria dal punto di vista militare,
resta però da indagare quali furono gli esiti del movimento sul piano politico;
rimane da appurare, insomma, se la resistenza fu effettivamente una
forza “motrice” nel contribuire alla formazione della nuova Italia democratica
o, viceversa, una limitata parentesi bellica. Il periodo considerato
va dalla sconfitta definitiva dei nazifascisti sino all’autunno - inverno del
1945, quando la situazione politica delle varie comunità si normalizzò e
assunse delle forme standardizzate ed uniformi.
Il tutto viene presentato rifiutando una formula retorica e scevra di problematiche che indica con una forzatura semplificativa
il nuovo quadro politico democratico come l’ovvio esito del processo
resistenziale.

A gestire quel periodo di transizione furono i Comitati di liberazione
nazionale (Cln), motivo per il quale viene introdotto il concetto di “governo
dei Cln”. Gli ex partigiani invece, nell’arco di pochissime settimane, vennero
esclusi dalla vita pubblica e non ricoprirono incarichi di potere. Ciò
avvenne, come si dirà in seguito, sulla base di una spaccatura tra strutture
“militari” e “politiche” della resistenza, già formalizzatasi durante la guerra.
Fu una fase fluida e multiforme e in ogni paese si sperimentarono
varie realizzazioni del modello democratico, con i Cln che cercavano di
imporsi, alcuni ex combattenti che non accettavano di essere relegati ai
margini e un ritrovato protagonismo dei cittadini comuni a complicare ulteriormente
la situazione. Progressivamente però, autonomie e particolarità
locali vennero appianate dall’intervento delle federazioni provinciali dei
partiti, che sostituirono i membri dei primi Comitati con altri di nomina
propria, fatto che incise fortemente sulla via della normalizzazione. Fu da
quel momento che si pose in essere il quadro politico peculiare dell’Italia
post-bellica, con l’organizzazione del sistema democratico attorno ai principali
partiti di massa.

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